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Si riparla dell’Agenzia (2003 - 2005) Le elezioni regionali del 16 aprile 2000 confermarono il Presidente regionale uscente, Roberto Formigoni, alla guida della Regione Lombardia. La nuova maggioranza che appoggiò la rielezione di Formigoni oltre a comprende Forza Italia, CCD, CDU, AN, come nel 1995, fu ampliata dai voti della Lega Lombarda –Lega Nord e dal Partito dei pensionati. La maggioranza della settima legislatura regionale non fu interessata all’argomento riconversione dell’industria bellica e della relativa Agenzia non si parlò più. I pochi riferimenti che si trovavano sul sito web regionale furono tolti. Della questione Agenzia per la riconversione rimase traccia solo in qualche emendamento al bilancio regionale presentato da consiglieri di minoranza, che tentarono di rifinanziare l’Agenzia. Gli emendamenti furono comunque tutti respinti dal Consiglio Regionale. Durante l’approvazione della legge finanzia regionale nel dicembre 2003 l’Assessore al Bilancio dichiarò l’intenzione della Giunta Regionale nel voler abrogare la legge regionale n. 6 del 1994. E aggiunse che l’intervento legislativo per la cancellazione della legge avrebbe dovuto concretizzarsi nei primi mesi del 2004. L’Agenzia che si voleva abrogare non si riuniva dal 1997 e non se ne discuteva in Giunta regionale dal 1999. Di fatto, l’Agenzia non funzionava da anni e la situazione del settore bellico lombardo era nel frattempo mutata. Basti pensare alle trasformazioni di aziende come FINMECCANICA e la Valsella Meccanotecnica. Il tema dell’industria bellica era lontano dai riflettori della politica regionale e l’intenzione della Giunta lombarda di chiudere definitivamente l’Agenzia fu rivelato dal dall’Assessore al Bilancio durante la seduta del Consiglio Regionale per l’approvazione della legge finanziaria della Lombardia nel dicembre 2003. La maggioranza regionale in Consiglio riteneva che l’Agenzia non funzionava da sette anni in quanto i suoi componenti non avevano più interesse nel farla funzionare; per cui la Giunta avrebbe deciso di abrogarla nei primi mesi del 2004. Queste notizie misero in moto un gruppo di persone, all’inizio le stesse del coordinamento cassaintegrati Aermacchi dell’inizio anni ’90, per attivare un movimento di opinione affinché la legge istitutiva dell’Agenzia regionale n. 6 del 1994 non venisse abrogata. Erano passati dieci anni dall’approvazione della legge e anche il movimento per la pace era cambiato. Tuttavia l’appello “Per la difesa ed il rilancio della legge regionale n. 6 del 1994: Istituzione dell’organismo “Agenzia per la riconversione dell'industria bellica”[1] riscosse un certo interesse. Fu sottoscritto da nuove (per esempio: Emergency, Forum sociale, Donne in nero, Rete Lilliput e Peace Link) e vecchie (ARCI, Caritas, Legambiente, ACLI) organizzazioni e, segno dei tempi, numerose furono le adesioni on line di privati cittadini lombardi e non. Il 30 marzo 2004, i promotori dell’appello si incontrarono con i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari del Consiglio Regionale della Lombardia. Dalla riunione emerse la volontà, più volte rimarcata dai gruppi di minoranza, di voler rilanciare l’attività dell’Agenzia. Tuttavia, la novità venne dai gruppi di maggioranza consiliare che dichiararono di non volere cancellare la legge istitutiva dell’Agenzia regionale. I rappresentanti di Forza Italia manifestarono l’intenzione di conoscere l’operato dell’Agenzia nel passato e voler conoscere i motivi della sua attuale inattività. Tutto ciò in vista di una possibile riapertura dell’Agenzia dopo una sua, eventuale, riforma normativa e organizzativa. A questo scopo, anche il presidente della IV Commissione del Consiglio regionale competente in materia, il consigliere Lucchini, si impegnò a dedicare una riunione della commissione all’argomento e di riconvocare al più presto l’Agenzia.
Nulla
di quello che fu annunciato si avverò. L’Agenzia
non fu né
abrogata né riorganizzata. Ancora una volta scemò
l’interesse politico
regionale sull’argomento riconversione industria bellica.
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