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La chiusura dell’attività dell’Agenzia Dopo la riunione che ne sanciva la divisione, i rappresentanti del movimento per la pace cercarono di far ripartite i lavori dell’Agenzia. Dopo una serie di contatti personali fra componenti dell’Agenzia e l’Assessore Gugliemo, si arrivò, dopo un anno di inattività, alla fine del 1998 a un tentativo di riapertura dell’Agenzia. Fu avanzata la proposta di portare avanti progetti per lo studio del settore bellico, di effettuare un convegno di presentazione dello studio del GSAD e, successivamente, di finanziare progetti per l’educazione alla pace. La questione fu portata all’attenzione della IV Commissione Sviluppo economico del Consiglio Regionale il 4 novembre 1998. Nel dibattito successivo alla relazione sull’attività dell’Agenzia, si delinearono chiaramente le posizioni dei vari partiti presenti in Consiglio Regionale. Il consigliere Pippo Torri (Rifondazione comunista), già primo firmatario della proposta di legge per l’istituzione dell’Agenzia, chiese che l’Agenzia fosse ricostituita e che si tenesse in considerazione la nuova normativa europea, fissando delle quote massime di finanziamento delle imprese del settore che volessero intraprendere dei progetti di riconversione. Il consigliere Guido Galardi (Democratici di Sinistra) rimarcò l’assenza dell’assessore Guglielmo, sintomo, a suo parere, di divisioni all’interno della Giunta regionale. Chiese la ripresa dei lavori dell’Agenzia e imputò all’attuale maggioranza consiliare il non funzionamento della medesima. Contrario alla prosecuzione dei lavori dell’Agenzia fu Corrado Della Torre (Lega Nord) che ritenne l’Agenzia uno strumento inutile da sostituire con altri tipi di interventi per la riconversione del settore bellico partendo dalle reali esigenze delle imprese interessate. Alessandro Folli (Forza Italia), pur riconoscendo che il problema del settore fosse reale, affermò che “l’Agenzia non ha operato in modo efficace”[1]. A quel punto del dibattito, il Presidente della Commissione Pier Gianni Prosperini (Alleanza Nazionale) invece di porre in votazione la proposta di Torri di ricostituire l’Agenzia con nuovi componenti e di concordare con l’Assessore le modifiche normative per la prosecuzione dei lavori dell’Agenzia, espresse tutta la sua contrarietà alla ricostituzione dell’Agenzia, ritenendo “che interventi regionali di sostegno alla riconversione dell’industria bellica possano essere effettuati solo a seguito di precise richieste in tal senso da parte delle aziende interessate e comunque relativamente a progetti realizzati dalle medesime aziende”. In conclusione della discussione, fu approvato dalla Commissione un parere sulla relazione che di fatto sospendeva i lavori dell’Agenzia. L’approvazione della chiusura delle attività dell’Agenzia fu adottata a maggioranza con i soli voti contrari di Torri (RC) e Galardi (DS). Riportiamo l'estratto dalla comunicazione al Presidente del Consiglio Regionale[2] Preso atto della relazione, la Commissione ha valutato, a maggioranza, l’opportunità, anche in relazione all’attuale quadro normativo, soprattutto europeo, che la sussistenza dell’Agenzia regionale per la riconversione dell’industria bellica e della sua attività, così come normate dalla L. R. 6/1994, non siano più procrastinabili in quanto in contrasto con specifiche direttive dell’Unione europea in materia. Le motivazioni addotte per la fine dei lavori dell’Agenzia furono che le direttive europee ne impedivano lo svolgimento dell’attività. Questo, a nostro avviso, era invece solo un valido motivo per ridefinire i parametri dei possibili interventi pubblici in favore delle piccole e medie aziende del settore, fissando vincoli più precisi nella assegnazione dei contributi regionali. Infatti, le direttive europee fissano dei vincoli sui contributi, al massimo 100 mila ECU, ma non ne vietano l’assegnazione né in termini di principio né in termini di fatto. Rimane il fatto che la IV Commissione del Consiglio regionale determinò la fine delle attività dell’Agenzia con motivazioni abbastanza opinabili, che celavano altre ragioni. Queste si possono intuire nella decisa contrarietà al tema della riconversione dell’industria militare dei partiti Alleanza Nazionale e Lega Nord, posizione espressa fin dall’inizio del dibattito per l’approvazione della legge regionale e reiterata più volte in sede di commissioni consiliari. Questa posizione ideologicamente contraria parrebbe non condivisa da altri partiti della maggioranza in Regione Lombardia, Forza Italia e CCD, i quali non hanno mai espresso chiusure così nette sull’argomento. Tuttavia in quel momento non vollero esplicitare un disaccordo su una questione per loro poco importante. Nell’inviare al Presidente del Consiglio Regionale la decisione, il Presidente della IV Commissione ritenne opportuno rammentare che questa decisione fu presa anche ai fini dell’art. 8, comma 2, della L. R. 6/1994. Questo comma afferma che, in ultima istanza, è il Consiglio Regionale può decretare il proseguimento o lo scioglimento dei lavori dell’Agenzia. Infatti, solo il Consiglio Regionale, con un atto formale, una legge, poteva decretare la chiusura dell’Agenzia. [1] Regione Lombardia, IV Commissione Consiliare, VI Legislatura, “Processo Verbale n. 23/1998, seduta del 4/11/1998”, Milano. [2] Regione Lombardia, IV Commissione Consiliare, VI Legislatura, “Oggetto: REL n. 0024 «Stato di attuazione sull’attività svolta dall’Agenzia regionale per la riconversione dell’industria bellica, istituita ai sensi della L. R. 11 marzo 1994, n.6»”, Milano, 10 novembre 1998. |
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