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Nuove proposte di
attività
La nuova risoluzione della commissione spronò i rappresentanti delle associazioni pacifiste a presentare nuove proposte di attività alla Presidenza dell’Agenzia, ovvero all’Assessore alle Attività Produttive, Alberto Guglielmo. Per tutto il 1999 sul tavolo dell’Assessore arrivarono ipotesi di lavoro per un convegno che illustrasse il lavoro dell’Agenzia. Anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali CGIL,CISL e UIL aderirono alle sollecitazioni di riavvio delle attività dell’Agenzia, indicando i nuovi nominativi dei loro rappresentanti in Agenzia. Epilogo (1999) Per tutto il 1999, la Giunta Regionale non indicò nessuna nuova modalità di lavoro per l’Agenzia, non fu indicata alcuna norma o regolamento per adeguarsi alla normativa europea e il Presidente del Consiglio Regionale non nominò nessun nuovo componente dell’Agenzia. Nel novembre 1999, l’Assessore Guglielmo chiese alla IV Commissione di affrontare la questione dell’Agenzia con riferimento alla nomina dei nuovi componenti, alla revisione dei contenuti normativi e alla necessità di fissare gli opportuni stanziamenti di bilancio[1]. Nella stessa lettera, l’Assessore Guglielmo dichiarava come positiva l’esperienza di lavoro dell’Agenzia e, sebbene vi fossero “numerose difficoltà operative”, era del parere che l’Agenzia continuasse l’attività. La discussione fu introdotta dal Presidente della IV Commissione, Pier Gianni Prosperino, il quale dimostrò il proprio fastidio sull’argomento Agenzia per la riconversione dell’industria bellica, chiedendo la chiusura della stessa al più presto per stornare le risorse alla “popolazione lombarda”. Le dichiarazioni dell’Assessore Guglielmo sullo stato dell’Agenzia furono le seguenti. Per prima cosa, affermò che l’Agenzia aveva lavorato bene e che i finanziamenti erano stati finalizzati in modo preciso, questo fino al 1996. Dopo questa data in Agenzia non vi fu più accordo fra i componenti per l’utilizzo dei fondi e quindi non si raggiunse la maggioranza per poter decidere l’utilizzo delle risorse assegnate. Altra considerazione fondamentale per l’Assessore fu la scadenza del mandato dei componenti dell’Agenzia; a suo avviso questi erano scaduti già nel 1996. Quale ulteriore complicazione al prosieguo dell’attività, egli rilevò carenze normative nella legge che istituiva l’Agenzia, per cui non fu possibile utilizzare i fondi in altri obiettivi quali la ricerca sul settore bellico, progetti di natura culturale e divulgativa in quanto questo prevedeva un revisione della legge regionale 6/94. Nel dibattito che ne seguì solo il Consigliere Crippa (Verdi) sostenne la posizione della prosecuzione dell’attività per l’Agenzia. Questa doveva essere riattivata risolvendo i problemi di natura organizzativa e normativa. Secondo Crippa, l’Agenzia avrebbe operato per la creazione di una banca dati del settore e per altre iniziative culturali, attività che potevano essere attivate utilizzando le risorse già assegnate. Alla fine di una scarno dibattito[2], la IV Commissione regionale su proposta dell’Assessore auspicò un nuovo strumento legislativo in sostituzione della legge n. 6 del 1994 e decise di spostare i fondi assegnati per l’Agenzia su altri capitoli di spesa in quanto si era al termine dell’anno finanziario e non si ritenne utile perdere i fondi già messi a bilancio. Analizzando gli ultimi avvenimenti che riguardano l’Agenzia, si comprende che la decisione di congelare l’attività dell’Agenzia risiede negli atti che la Giunta Regionale decide di non compiere. L’Assessore Guglielmo da un lato afferma che l’Agenzia ha svolto un buon lavoro e che dovrebbe continuare l’attività, ma poi non compie nessuna azione per ripristinarne l’operatività. Per esempio, non invita il Presidente del Consiglio Regionale a nominare i nuovi componenti, non chiede neppure ai soggetti interessati (maggioranza e minoranza consigliare, organizzazioni sindacali, associazioni pacifiste e associazioni industriali di settore) di individuare i possibili candidati da proporre. L’Assessore non portò la questione Agenzia in Giunta affinché si trovasse una soluzione ai vari problemi da lui sollevati in sede di Agenzia e di Commissione. Ai problemi sollevati per il mancato funzionamento dell’Agenzia si potevano fornire molteplici soluzioni di carattere istituzionale, per esempio un nuovo Regolamento dell’Agenzia, oppure nuovi bandi regionali che vincolassero l’assegnazione dei contributi al rispetto della normativa europea, oppure, come già evidenziato, la nomina dei nuovi componenti l’Agenzia. L’avere scelto la strada dell’intervento legislativo del Consiglio Regionale significava la chiusura dell’Agenzia, di ciò Assessore, Giunta e Commissione erano consapevoli. Le motivazioni di questa decisione risiede nel fatto che la maggioranza politica che sostiene in quel momento la Giunta guidata da Roberto Formigoni è praticamente la stessa che ha contrastato l’approvazione delle legge di istituzione dell’Agenzia per la riconversione. Questo è un esempio di una legge regionale approvata con una maggioranza politica e poi gestita dalla minoranza che nel frattempo è diventata maggioranza. I problemi che sorgono sono da addebitarsi anche a situazioni di questa natura; la Giunta Regionale dovrebbe far funzionare un progetto politico, la riconversione dell’industria bellica, che non ha voluto e anzi è avversato dai Consiglieri Regionali della propria maggioranza. La risoluzione della IV Commissione
del novembre 1999 sancì
di fatto la chiusura dell’Agenzia, e fino ad oggi non vi
è stata nessun atto da
parte della Giunta Regionale o del Consiglio Regionale della Lombardia
per fare
riprendere l’attività dell’Agenzia per
la riconversione dell’industria bellica.
[1]
Assessore alle
Attività Produttive,
“Richiesta di convocazione della IV Commissione per
l’esame in merito alle
prospettive di intervento dell’Agenzia nel breve e medio
termine”, Milano,
22/11/1999.
[2]
“Il
consigliere Crippa segnala che l’atteggiamento del Presidente
Prosperini non ha
consentito ai consiglieri di affrontare per tempo e nel modo dovuto il
problema”
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