L'Agenzia per la riconversione dell’industria bellica della Regione Lombardia

Il contesto storico 
Presentazione proposta  legge regionale
Il dibattito in Consiglio Regionale
Testo legge regionale 11 marzo 1994  n. 6
Analisi della legge
Nomina dei componenti dell’Agenzia
Inizio dei lavori dell’Agenzia 
Primo bando di finanziamento regionale per la  riconversione dell’industria bellica (1995)
Soggetti beneficiari
Spese ammissibili
Criteri e procedure di valutazione
Progetti presentati
Valutazione dei progetti
Progetti non accolti
Progetti finanziati (1996 - 1997)
Graduatoria dei progetti e assegnazione fondi (.pdf)
L’implementazione dei progetti di riconversione
Secondo bando di finanziamento regionale per la riconversione dell’industria bellica (1997)
Nuovi criteri e procedure di valutazione
Spese ammissibili
Progetti presentati
Valutazione dei progetti del secondo bando (1997)
I rapporti con il Consiglio Regionale
La ricerca sul settore difesa in Lombardia
La chiusura dell’attività dell’Agenzia
Le reazioni all’esterno
Falsa fermata, l’Agenzia non chiude
Epilogo (1999)
Si riparla dell’Agenzia (2003 - 2005)

Progetti finanziati

I progetti finanziati furono dieci per un importo complessivo di 3 miliardi e 420 milioni di lire. Le modalità di erogazione dei finanziamenti vennero stabilite in un primo acconto pari al 20%, solo dopo un’idonea documentazione di spesa; sulla base dei lavori svolti per il progetto, un’altra contribuzione fino al 60%; il rimanente 20%, dopo la relazione finale a conclusione del progetto.

Elenco dei progetti finanziati dalla Regione Lombardia per riconvertire la produzione a fini militari per scopi civili:

  1. #Gruppo antincendio brandeggiabile ad intervento rapido, per attacco prossimo diretto di piccoli focolai localizzati (lancia antincendio per elicottero) dell'azienda AEREA S.p.A. di Milano.
  2. #Impianto combustibile per aeroplano civile da trasporto dell'azienda Secondo Mona S.p.A. di Somma Lombardo (Varese).
  3. #Elettropompa combustibile di nuova concezione per i velivoli civili dell'azienda Secondo Mona S.p.A. di Somma Lombardo (Varese).  
  4. #Studio di un sistema modulare per la realizzazione rapida di barriere artificiali della azienda VALSELLA S.p.A. di  Castanedolo (Brescia).
  5. #Studio di generatore di gas VS-CAR per impieghi diversi principalmente come elemento attivatore di sistemi di sicurezza nel campo automobilistico della VALSELLA S.p.A. di  Castanedolo (Brescia)  
  6. #Riconversione di mezzi blindati obsoleti M113 in mezzi antincendio radiocomandati della MARCONI S.p.A. di Curtatone Mantova.
  7. #Studio di conversione dei simulatori di volo degli aerei militari a quelli civili per aviazione generale AERMACCHI S.p.A. di Venegono (Varese).
  8. #Progetto di fattibilità per la elaborazione di motori ad alta frequenza della TEMA S.a.s. di Somma Lombardo (Varese).
  9. #Interventi per favorire la diffusione dell’elicottero negli impieghi civili AGUSTA S.p.A. di Cascina Costa di Samarate (Varese). 
  10. #Sviluppo di uno strumento di lavoro per il lancio di sostanze o di oggetti vari, utilizzabile in settori quali agricoltura, rimboschimento, antincendio boschivo dell'azienda Valtro S.r.l. di Villacarcina (Brescia).

Quasi un terzo del totale complessivo dei contributi regionali fu assegnato al progetto della ditta AEREA S.p.A. di Milano dal nome di Lancia antincendio per elicottero. L’azienda AEREA apparteneva al settore metalmeccanico con una specializzazione produttiva nel campo aeronautico. La ditta di proprietà privata operava al 100% nel settore bellico. Gli addetti nel periodo 1992 – 1995 erano calati da 90 unità a 82 e anche il fatturato era sceso nel triennio 1992-94 da 20 a 15 miliardi di lire. Il progetto finanziato fu quello che ricevette il punteggio di preferenza più alto di 43 punti, in quanto permetteva di assorbire completamente il personale della ditta in cassa integrazione, prospettava nuove assunzioni, garantiva il completo trasferimento di una tecnologia militare per uso civile, individuava realistiche aree di mercato del prodotto e soddisfaceva i criteri di trasferimento di tecnologia a salvaguardia del territorio. Nello specifico, il progetto della AEREA voleva trasformare un elicottero militare in un mezzo civile per combattere gli incendi di piccole e medie dimensioni utilizzando un “gruppo antincendio brandeggiante”. Si trattava di montare due serbatoi della capacità complessiva di mille litri che alimentavano una lancia antincendio montata sul supporto brandeggiante predisposto in precedenza per la mitragliatrice. Il contributo regionale concesso era di un miliardo di lire pari al 18% del costo complessivo del progetto. L’azienda AEREA presentò ben quattro progetti di riconversione, tutti valutati positivamente e tutti di considerevole costo e solo vincoli dovuti alla esiguità dei fondi a disposizione dell’Agenzia impedirono un ulteriore finanziamento.

La seconda azienda in ordine di percentuale di finanziamento sul totale erogato fu la Secondo Mona S.p.A di Somma Lombardo (Varese) che apparteneva al settore della componentistica aeronautica. L’azienda di proprietà privata aveva subito una flessione nel numero di occupati e aveva fatto uso della cassa integrazione in maniera consistente per i suoi 281 addetti. La Secondo Mona all’inizio degli anni ’90 fatturava il 94%. nel settore bellico. La ditta presentò 4 progetti di riconversione che furono valutati tutti positivamente, ma anche in questo caso l’Agenzia poté finanziarne solo due per una somma complessiva di 836 milioni di lire, percentualmente un quarto dei fondi assegnati.

Il primo progetto intitolato Impianto combustibile per aeroplano civile da trasporto riguardava un veicolo da trasporto civile per le tratte regionali da fornire ad una joint-venture fra Russia e India. In questo caso, la conversione delle conoscenze tecnologiche militari dell’azienda al settore civile era chiara e le prospettive di mercato piuttosto soddisfacenti. Buone venivano valutate dai tecnici regionali le prospettive occupazionali e una ricaduta positiva nell’utilizzo della tecnologia per ottimizzare l’impatto ambientale del prodotto. Il contributo fu fissato in 600 milioni di lire.

Il secondo progetto della Secondo Mona finanziato riguardò una Elettropompa combustibile di nuova concezione per velivoli ed elicotteri civili. Come per il primo progetto, tutti i criteri di valutazione erano soddisfatti ampiamente e il progetto ottenne un contributo di 236 milioni, pari al 40% del costo totale.

La terza ditta che ricevette i finanziamenti fu la Valsella Meccanotecnica S.p.A. di Castanedolo in provincia di Brescia. Questa industria, di proprietà della famiglia Borletti, operava nel settore di produzione belliche quali mine terrestri, contenitori per munizioni, sistemi per la posa in opera di campi minati, cariche per demolizioni e sistemi di telecomando per il brillamento a distanza di cariche esplosive. Il fatturato dell’azienda era passato dal 79% nel settore militare del 1992 a un 6% del 1994. In brusco calo era anche il fatturato totale dell’azienda che si era più che dimezzato in tre anni, passando da 18,1 miliardi del 1992 a 8,8 del 1994. Mentre il fatturato del settore civile era cresciuto sia in termini percentuali, dal 21% del 1992 al 94% del 1994, sia monetari, dai 3,8 miliardi del ’92 a agli 8,2 miliardi del 1994. Nel contempo si erano praticamente azzerate le esportazioni da 13,8 miliardi del 1992 a soli 127 milioni del 1994. In questa grossa trasformazione aziendale, l’aspetto occupazionale non subì sostanziali mutazioni passando dai 76 addetti del 1992 ai 67 del 1994, senza un ricorso significativo alla cassa integrazione.

I progetti di riconversione presentati della Valsella furono sette, tutti e sette giudicati positivamente dall’Agenzia, ma per le già dette esiguità di risorse solo due furono finanziati. I progetti della Valsella ebbero in totale 790 milioni di lire, all’incirca un quarto dei finanziamenti regionali. Il primo progetto Valsella riguardava uno Studio di un sistema modulare per la realizzazione rapida di barriere artificiali, detto progetto era orientato allo studio di un contenitore deformabile che doveva servire da barriera artificiale in caso di calamità naturale. Tra i criteri di selezione del progetto esso otteneva un buon punteggio nella conservazione dei livelli occupazionali e di riutilizzo della manodopera in precedenza occupata nel settore bellico, sebbene non vi fossero evidenze di riconversione della tecnologia militare in civile ma solo un utilizzo alternativo delle figure professionali tecniche e manageriali. Il progetto ottenne un finanziamento di 450 milioni. Il secondo progetto della Valsella aveva come titolo Studio di generatore di gas VS-Car per impieghi diversi principalmente come elemento attivatore di sistemi di sicurezza nel campo automobilistico. L’analisi tecnica del progetto da parte degli uffici regionali valutò positivamente la riconversione delle conoscenze tecnologiche del settore militare in campo civile. La generazione di gas con sistema pirotecnico fu considerato altresì un possibile elemento positivo di crescita del patrimonio tecnologico della Valsella. Queste considerazioni insieme a un giudizio positivo sulle prospettive occupazionali, convinsero l’Agenzia ad accordare il contributo di 340 milioni di lire.

La quarta azienda a ottenere un finanziamento fu la Marconi Industrial Services S.p.A. di Curtatone (MN) di proprietà privata e appartenente al settore metalmeccanico con le funzioni di officina meccanica per grandi riparazioni di automezzi comuni e speciali, militari e civili nel settore meccanico-motoristico. L’azienda aveva, nel 1993, 87 dipendenti in attività e 53 in cassa integrazione. Nel 1994, i dipendenti erano scesi a 55 in attività e 42 in cassa integrazione. Per la Marconi la produzione militare rappresentava l’80% del fatturato contro un 20% del settore civile. L’unico progetto presentato ritenuto valido dall’Agenzia regionale verteva sulla Riconversione di mezzi blindati obsoleti M113 in mezzi antincendio radiocomandati. La Marconi valutava possibile riconvertire i mezzi blindati M113 in dotazione all’esercito italiano, ma di prossima rottamazione, in mezzi idonei allo spegnimento degli incendi. L’azienda ipotizzava per la riconversione di questo mezzo una riassunzione di 50 operai posti in cassa integrazione e nelle analisi dell’Agenzia vi era chiaro un trasferimento tecnologico dal settore militare a quello civile. Le prospettive di mercato dei mezzi così riconvertiti venivano individuate sia in Italia sia all’estero, mentre per i criteri di salvaguardia ambientale si faceva notare che i mezzi, invece di essere dismessi con problemi di rottamazione e distruzione, erano reimpiegati in attività civili, un caso quasi esemplare di cannoni che si trasformano in pentole. La somma erogata fu di 368 milioni di lire che copriva il 40% del costo del progetto.

La quinta azienda beneficiaria fu l’Aermacchi S.p.A. di Venegono Superiore (VA). La proprietà aziendale era a capitale misto privato e pubblico con la maggioranza in mani della famiglia Foresio e il 25% di Finmeccanica. L’azienda apparteneva al settore industriale meccanico aeronautico e spaziale, la cui tipologia di produzione verteva su velivoli tattici e di addestramento militare, velivoli civili e componentistica per aerei. I dipendenti aziendali superavano nel 1992 le 2 mila unità, ma nel ’93 erano scesi a 1.759 per ridursi nel 1994 a 1.423. I cassaintegrati nello stesso triennio erano cresciuti da 136 nel 1992 a 300 nel 1993 fino a 385 nel 1994. La quota aziendale di fatturato bellico rimase stabile per tutto il triennio 1992-1994, rappresentando all’incirca il 95%. L’unico progetto presentato e finanziato aveva come titolo lo Studio di conversione dei simulatori di volo degli aerei militari a quelli civili per aviazione generale. Il progetto fu valutato positivamente per l’aspetto di ricaduta di tecnologica sofisticata di derivazione militare in un settore civile e per l’innovazione presente nel progetto, la realtà virtuale. Buono nel complesso il giudizio per il previsto impiego di figure professionali specializzate nell’attuazione del progetto. La quota di progetto finanziato fu pari al 40% per una somma di 200 milioni di lire.

Sesta ditta finanziata fu la TEMA s.a.s. di Somma Lombardo (VA), una piccola azienda con 14 dipendenti che operava nella componentistica elettromeccanica di bordo. Nel 1993 e nel 1994, aveva fatto ricorso alla cassa integrazione per la metà dei dipendenti per una decina di settimane per anno. Il fatturato aziendale del settore bellico era del 75%. L’azienda era un fornitore di altre aziende quali Agusta, FIAR, Alenia, Secondo Mona. Il progetto presentato riguardava un Progetto di fattibilità per l’elaborazione di motori ad alta frequenza. Si trattava di un sistema di collaudo di motori ad alta frequenza di dimensioni ridotte da utilizzare nel settore aeronautico. Nella valutazione del progetto, si evidenziò come questa piccola azienda stesse perdendo consistenti commesse da aziende pubbliche quali l’EFIM e che era intenzione della TEMA di superare la crisi trasferendo le conoscenze tecnologiche, utilizzate fino ad allora nel settore bellico, nel settore civile. In questo unico caso, fu l’azienda che affermò di aver fatto la scelta strategica nel riconvertirsi verso il mercato civile per superare la crisi del settore militare. Il contributo accordato fu di 50 milioni, pari al 50% del costo del progetto.

La settima azienda inclusa nella graduatoria regionale dei progetti da finanziare fu la Agusta S.p.A. di Cascina Costa di Samarate (VA), proprietà della Finmeccanica. L’azienda di proprietà pubblica si occupava di costruire e riparare aeromobili, elicotteri e aeroplani. I dipendenti Agusta erano nel 1993 quasi 5.000, scesi a 4.582 nel 1994. I cassaintegrati erano nello stesso periodo rispettivamente 743 nel 1993 e 524 nel 1994. Il progetto di riconversione ritenuto finanziabile aveva per tema Interventi per favorire la diffusione dell’elicottero negli impieghi civili. Era intenzione dell’azienda produttrice di aeromobili ad ala rotante individuare gli ostacoli alla diffusione del mezzo elicotteristico nella vita civile e, una volta individuati, trovare i modi per rimuovere tali ostacoli. Per l’Agenzia regionale, il progetto della Agusta apriva buone prospettive di riconversione tecnologica bellica in un utilizzo prettamente civile (soccorso medico, controllo territorio, costiero e stradale), sebbene differisse le ricadute positive del progetto in campo occupazionale al medio periodo. Nella valutazione complessiva, questo veniva analizzato come un tentativo apprezzabile in un momento di crisi del mercato militare del settore e dell’azienda. La somma assegnata fu di 96 milioni di lire, il 40% del costo totale del progetto.

L’ottava azienda beneficiaria dei contributi regionali fu la Valtro S.r.l. di Villacarcina in provincia di Brescia, a proprietà privata, operante nel settore metalmeccanico con una produzione di fucili, pistole e particolari meccanici di precisione quali valvole e diagrammi. La percentuale di fatturato bellico dell’azienda risultava del 19%, mentre oltre il 90% dell’intero fatturato proveniva da commesse estere. I dipendenti della Valtro erano 24 nel 1993, 28 nel 1994 e si erano ridotti di 9 unità al momento della presentazione del progetto di riconversione, che si proponeva di sviluppare uno Strumento di lavoro per il lancio di sostanze o oggetti vari, utilizzabile in settori quali: agricoltura, rimboschimento, antincendio boschivo. La derivazione del prodotto proveniva da un fucile a ripetizione prodotto dalla ditta stessa e fino allora destinato all’uso militare. Con il progetto, la ditta supponeva di re-integrare almeno 4 dipendenti. Il trasferimento di tecnologia militare al civile era ben evidenziato dalle differenti caratteristiche meccaniche inferiori del prodotto di derivazione, un fucile in dotazione alla marina militare francese. L’Agenzia accordò un finanziamento di 80 milioni di lire, pari al 40% del progetto, una cifra superiore a quella richiesta dall’azienda di 10 milioni di lire.

A seguito del parere obbligatorio dell’Agenzia regionale per la riconversione dell’industria bellica, la Giunta regionale lombarda presieduta da Roberto Formigoni con delibera[1] del 1/12/1995 assegnava le risorse per la riconversione alle ditte indicate dalla graduatoria.


 [1] Deliberazione Giunta regione Lombardia n. VI/282 del 1-12-1995, “Assegnazione dei contributi a sostegno dei progetti di riconversione di cui all’art.4 della Legge regionale 11 marzo 1994, n.6 «Istituzione dell’organismo: Agenzia regionale per la riconversione dell’industria bellica»”, Milano.


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ultimo aggiornamento 25 settembre  2006

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