L'Agenzia per la riconversione dell’industria bellica della Regione Lombardia

Il contesto storico 
Presentazione proposta  legge regionale
Il dibattito in Consiglio Regionale
Testo legge regionale 11 marzo 1994  n. 6
Analisi della legge
Nomina dei componenti dell’Agenzia
Inizio dei lavori dell’Agenzia 
Primo bando di finanziamento regionale per la  riconversione dell’industria bellica (1995)
Soggetti beneficiari
Spese ammissibili
Criteri e procedure di valutazione
Progetti presentati
Valutazione dei progetti
Progetti non accolti
Progetti finanziati (1996 - 1997)
Graduatoria dei progetti e assegnazione fondi (.pdf)
L’implementazione dei progetti di riconversione
Secondo bando di finanziamento regionale per la riconversione dell’industria bellica (1997)
Nuovi criteri e procedure di valutazione
Spese ammissibili
Progetti presentati
Valutazione dei progetti del secondo bando (1997)
I rapporti con il Consiglio Regionale
La ricerca sul settore difesa in Lombardia
La chiusura dell’attività dell’Agenzia
Le reazioni all’esterno
Falsa fermata, l’Agenzia non chiude
Epilogo (1999)
Si riparla dell’Agenzia (2003 - 2005)

 Progetti presentati 1997

A seguito della pubblicazione il 9 gennaio 1997 del bando sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia, le domande di finanziamento giunte agli uffici dell’Assessorato Attività Produttive entro la data di scadenza del 31 marzo 1997 furono diciotto presentate da quattordici aziende lombarde.

Nella tabella  sono elencate dettagliatamente le aziende e i relativi progetti presentati nel 1997.

Valutazione dei progetti del secondo bando (1997)

Subito dopo la pubblicazione del secondo bando per il finanziamento dei progetti di riconversione, cominciarono a emergere forti resistenze alla prosecuzione dei lavori dell’Agenzia. Critiche all’esistenza di una Agenzia regionale per la riconversione si manifestarono soprattutto in sede di IV Commissione Consiliare per lo Sviluppo Economico. Un problema quale il mancato rinnovo dei componenti dell’Agenzia di fronte al cambiamento del Consiglio Regionale del 1995 diventò motivo di polemica per l’attività dell’Agenzia. L’insofferenza della nuova maggioranza in Regione Lombardia verso l’Agenzia divenne sempre più palese.

In questo clima, si inserì la normativa europea che vietava finanziamenti alle grandi imprese e fissava un tetto massimo di finanziamento pubblico per le piccole e medie imprese in 100.000 ECU, all’incirca 200 milioni di lire.

Nella riunione del 7 ottobre del 1997, l’Agenzia avrebbe dovuto decidere sui progetti presentati per il bando 1997, ma l’assessore A. Guglielmo, il Presidente dell’Agenzia, criticò “l’incapacità di spesa dell’Agenzia”[1]. 

Guglielmo imputava all’Agenzia una carente qualità dei progetti presentati per il bando 1997. L’imputare all’Agenzia carenze qualitative nei progetti presentati dalle aziende del settore, quando sarebbero da inoltrare alle aziende le critiche di progettualità, indica un chiaro cambiamento di rotta e di tono. Per la prima volta, il Presidente dichiarò la sua sfiducia nei confronti del lavoro dell’Agenzia.

La nuova posizione non fu condivisa da molti componenti l’Agenzia, anzi vi fu una richiesta di privilegiare i progetti che garantivano una scelta di riconversione reale dal militare al civile. Detta scelta doveva poi essere supportata dalla Regione con investimenti nei beni riconvertiti. Questo per favorire la crescita di un mercato dei beni riconvertiti.

La richiesta venne decisamente avversata da Pier Gianni Prosperini, presente come Presidente della IV Commissione Consiliare, che indicò nella riconversione un’alternativa alla produzione militare solo per situazioni mirate[2].

La distanza di posizioni all’interno dell’Agenzia era a quel punto notevole. Da una parte, l’Assessore, che rappresentava la Giunta Regionale, e il Presidente della Commissione, che rappresentava la maggioranza in Consiglio Regionale, volevano circoscrivere se non bloccare i lavori dell’Agenzia. Dall’altra parte, i rappresentanti del movimento pacifista e alcuni rappresentanti sindacali puntavano sullo sviluppo di progetti che garantivano una riconversione della produzione bellica, specificando che i progetti da finanziare non dovevano rientrare nel modello di produzione duale. 

La scelta fu netta: dicendo no alla tecnologia duale, si voleva impegnare la Regione Lombardia sul progetto unico e ambizioso di un ente territoriale che chiedeva all’industria di un settore di cambiare natura e struttura produttiva.

Sul nodo della tecnologia duale, avvenne la rottura in sede di Agenzia. Alla richiesta di una scelta netta fra possibile utilizzo duale della tecnologia bellica e un utilizzo esclusivamente civile, i rappresentanti del settore industriale militare si opposero risolutamente. Non si riuscì a trovare un punto di compromesso e quindi tutti i progetti del bando del 1997 furono giudicati privi dei requisiti di finanziabilità. Tutto il bando a quel punto fu azzerato. L’attività dell’Agenzia fu sospesa.

[1]Agenzia regionale per la riconversione dell’industria bellica, “Verbale n. 14 del 7/10/97” (trascrizione del marzo 2004), Milano.
[2] Prosperini: “eventualmente si può ipotizzare una riconversione mirata ma fortemente mirata”, ibidem.


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ultimo aggiornamento 25 settembre  2006

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