L'Agenzia per la riconversione dell’industria bellica della Regione Lombardia

Il contesto storico 
Presentazione proposta  legge regionale
Il dibattito in Consiglio Regionale
Testo legge regionale 11 marzo 1994  n. 6
Analisi della legge
Nomina dei componenti dell’Agenzia
Inizio dei lavori dell’Agenzia 
Primo bando di finanziamento regionale per la  riconversione dell’industria bellica (1995)
Soggetti beneficiari
Spese ammissibili
Criteri e procedure di valutazione
Progetti presentati
Valutazione dei progetti
Progetti non accolti
Progetti finanziati (1996 - 1997)
Graduatoria dei progetti e assegnazione fondi (.pdf)
L’implementazione dei progetti di riconversione
Secondo bando di finanziamento regionale per la riconversione dell’industria bellica (1997)
Nuovi criteri e procedure di valutazione
Spese ammissibili
Progetti presentati
Valutazione dei progetti del secondo bando (1997)
I rapporti con il Consiglio Regionale
La ricerca sul settore difesa in Lombardia
La chiusura dell’attività dell’Agenzia
Le reazioni all’esterno
Falsa fermata, l’Agenzia non chiude
Epilogo (1999)
Si riparla dell’Agenzia (2003 - 2005)

Le reazioni all’esterno

Dopo la decisione della Commissione consiliare di bloccare l’attività dell’Agenzia, vi furono alcune prese di posizione contrarie. Queste si esplicitarono con l’emissione di tre comunicati due settimane dopo la seduta in commissione.

Il primo comunicato fu una lettera firmata da FIM-CISL, FIOM-CGIL, ULIM-UIL e inviata al Presidente della Regione, all’Assessore Guglielmo, ai componenti della IV Commissione e ai capigruppo del Consiglio regionale. In essa, era espressa la contrarietà del sindacato “in merito alla decisione, assunta a maggioranza dalla IV Commissione”. La posizione sindacale richiamava l’attenzione sul peso del settore bellico in Lombardia e quindi riteneva utile il prosieguo dell’attività dell’Agenzia. Il sindacato vedeva l’Agenzia come un utile strumento per coinvolgere tutti i soggetti operanti nel settore e valutava positivamente il finanziamento di progetti tesi al riutilizzo delle tecnologie dell’industria bellica per la produzione civile. Riteneva, inoltre, l’Agenzia uno strumento conoscitivo e di studio del settore utile all’Assessorato alle Attività Produttive e all’intera Giunta Regionale.

La seconda, presa di posizione sul blocco dell’attività dell’Agenzia, in ordine di tempo, fu un documento congiunto dei partiti Rif. Comunista, PDS-DS, Verdi e Partito Popolare. Tale dichiarazione congiunta fu resa pubblica in una conferenza stampa il 27 novembre 1998 presso la sede del Consiglio Regionale a Milano. In quell’occasione, presenti numerosi rappresentanti delle associazioni ecologiste e pacifiste e i rappresentanti sindacali, fu illustrato un documento della minoranza consiliare. A un comunicato stampa fortemente polemico nei confronti della decisione della maggioranza consiliare, si affiancava un documento di analisi del lavoro fino ad allora svolto dall’Agenzia meglio articolato e più interessante.

Nel documento della minoranza consiliare, si possono estrarre alcuni rilievi interessanti per la nostra analisi. Si faceva notare che il blocco dell’attività dell’Agenzia coincideva con l’arrivo dei finanziamenti europei dell’iniziativa Konver per la riconversione dei siti militari e per la riconversione totale di quelle industrie che volessero scegliere la produzione esclusivamente civile. L’Agenzia lombarda per la riconversione era individuata anche nella direttiva comunitaria come uno strumento di supporto qualificato.

Oltre al giudizio positivo sull’operato dell’Agenzia, il documento rilevava l’unicità dell’esperienza di un organismo regionale creato appositamente per affrontare i problemi della riconversione industriale del settore bellico. Il documento terminava con una domanda: perché la Giunta Regionale e la sua maggioranza vogliono privarsi di uno strumento di intervento di politica industriale?


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ultimo aggiornamento 25 settembre  2006

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