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Le reazioni all’esterno Dopo la decisione della Commissione consiliare di bloccare l’attività dell’Agenzia, vi furono alcune prese di posizione contrarie. Queste si esplicitarono con l’emissione di tre comunicati due settimane dopo la seduta in commissione. Il primo comunicato fu una lettera firmata da FIM-CISL, FIOM-CGIL, ULIM-UIL e inviata al Presidente della Regione, all’Assessore Guglielmo, ai componenti della IV Commissione e ai capigruppo del Consiglio regionale. In essa, era espressa la contrarietà del sindacato “in merito alla decisione, assunta a maggioranza dalla IV Commissione”. La posizione sindacale richiamava l’attenzione sul peso del settore bellico in Lombardia e quindi riteneva utile il prosieguo dell’attività dell’Agenzia. Il sindacato vedeva l’Agenzia come un utile strumento per coinvolgere tutti i soggetti operanti nel settore e valutava positivamente il finanziamento di progetti tesi al riutilizzo delle tecnologie dell’industria bellica per la produzione civile. Riteneva, inoltre, l’Agenzia uno strumento conoscitivo e di studio del settore utile all’Assessorato alle Attività Produttive e all’intera Giunta Regionale. La seconda, presa di posizione sul blocco dell’attività dell’Agenzia, in ordine di tempo, fu un documento congiunto dei partiti Rif. Comunista, PDS-DS, Verdi e Partito Popolare. Tale dichiarazione congiunta fu resa pubblica in una conferenza stampa il 27 novembre 1998 presso la sede del Consiglio Regionale a Milano. In quell’occasione, presenti numerosi rappresentanti delle associazioni ecologiste e pacifiste e i rappresentanti sindacali, fu illustrato un documento della minoranza consiliare. A un comunicato stampa fortemente polemico nei confronti della decisione della maggioranza consiliare, si affiancava un documento di analisi del lavoro fino ad allora svolto dall’Agenzia meglio articolato e più interessante. Nel documento della minoranza consiliare, si possono estrarre alcuni rilievi interessanti per la nostra analisi. Si faceva notare che il blocco dell’attività dell’Agenzia coincideva con l’arrivo dei finanziamenti europei dell’iniziativa Konver per la riconversione dei siti militari e per la riconversione totale di quelle industrie che volessero scegliere la produzione esclusivamente civile. L’Agenzia lombarda per la riconversione era individuata anche nella direttiva comunitaria come uno strumento di supporto qualificato. Oltre al giudizio positivo sull’operato dell’Agenzia, il documento rilevava l’unicità dell’esperienza di un organismo regionale creato appositamente per affrontare i problemi della riconversione industriale del settore bellico. Il documento terminava con una domanda: perché la Giunta Regionale e la sua maggioranza vogliono privarsi di uno strumento di intervento di politica industriale? |
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