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La
ricerca sul settore difesa in Lombardia Fin dall’insediamento dell’Agenzia la questione delle scarse conoscenze sul fenomeno dell’industria bellica in Lombardia si impose come uno dei principali argomenti di discussione. Tra le varie proposte di studio del settore industriale militare in Lombardia che furono presentate all’Agenzia, due furono ritenute valide: la prima fu presentata dal Gruppo di studio Armi e Disarmo dell’Università (GSAD) Cattolica di Milano presieduta dal prof. Giancarlo Graziola, e l’altra del CISDI, Comitato fra le Imprese del Settore Difesa, un’associazione fra le piccole e medie imprese che operano nel settore difesa e alta tecnologia. L’orientamento dell’Agenzia fu di privilegiare la proposta del Gruppo di studio su armi e disarmo, in quanto appartenente a un’università e operante nel campo della ricerca sulla materia da oltre sette anni. Tuttavia, fu lasciata aperta la possibilità di “eventuali sinergie con la proposta formulata del CISDI. Infatti, lo studio sul settore industria bellica in Lombardia, ovvero il primo compito affidato dalle legge regionale all’Agenzia, venne affidato alla fine del 1994 al gruppo di studio del prof. Graziola dell’Università Cattolica di Milano. Nel frattempo, si arrivò a un’intesa fra il gruppo di ricerca della Cattolica e l’associazione delle imprese del settore di difesa (CISDI) per collaborare nella ricerca finanziata dalla regione Lombardia. Resta il fatto che nella delibera della Giunta regionale l’unico soggetto a cui venne affidato l’incarico della ricerca risultò l’Università Cattolica di Milano – GSAD, a cui venne assegnato un compenso di 200 milioni di lire. Viste le scarse conoscenze sulla realtà industriale militare nazionale e lombarda, il primo passo della ricerca fu la stesura di un questionario da inviare alle imprese per raccogliere i dati principali quali fatturato, personale occupato, quota di produzione bellica sul totale aziendale, problemi attuali e programmi futuri. Nella raccolta dei dati sia FEDERLOMBARDA sia INTERSIND si mostrarono disponibili nell’individuazione e nei successivi contatti delle aziende del settore difesa. I primi risultati della ricerca furono presentati dal prof. Graziola all’Agenzia l’11 aprile del 1996. La versione definitiva fu consegnata all’Agenzia il 16 luglio 1996. Il rapporto dal titolo L’industria militare lombarda negli anni ’90: tendenze, prospettive e ruolo della politica economica è il primo studio sistematico del settore industriale a produzione bellica della Lombardia e, per il momento, l’unico di questa levatura scientifica effettuato su base regionale in Italia. Il rapporto delinea il contesto internazionale e nazionale in cui opera l’industria militare lombarda Nella seconda parte del Rapporto GSAD, sono presentati i risultati di una ricerca sulle risposte a un questionario inviato alle aziende del settore. Questa parte è stata di grande aiuto per ricostruire, nel capitolo II di questa tesi, la situazione dell’industria militare lombarda. In questa sede, vorremmo segnalare alcune particolarità di questo studio. La prima è che il rapporto non è mai stato pubblicato né attraverso i canali delle Regione Lombardia né dall’Università Cattolica di Milano. La copia da noi consultata è una di quelle consegnate ai componenti dell’Agenzia. Seconda particolarità, il rapporto non è mai stato discusso in sede di Giunta o Commissione regionale competente e non è stato presentato nemmeno formalmente in una conferenza stampa. Le richieste di alcuni componenti dell’Agenzia per la pubblicazione del rapporto GSAD furono ignorate. Paradossalmente, i componenti dell’Agenzia che ne chiedevano la pubblicazione erano quelli che mossero gli unici rilievi critici al rapporto stesso. Non è un mistero affermare che le conclusioni del rapporto non soddisfecero appieno i rappresentanti delle associazioni pacifiste in seno all’Agenzia. Il rapporto del GSAD lasciava aperte tutte le strade di un intervento pubblico sull’industria militare, inclusa la possibilità di una nuova domanda di beni militari per sostenere il settore. Altra conclusione criticata dai rappresentanti pacifisti, fu lo sviluppo della tecnologia duale, un uso della capacità produttiva sia sul lato civile sia su quello militare. La scelta di produzione duale viene sempre richiamata in tutti i periodi di difficoltà del mercato dei beni militari. È la scialuppa di salvataggio evocata dall’industria a produzione bellica nei momenti di crisi. Il rapporto del GSAD invita la Regione a intervenire sul mercato del lavoro per rendere più agevole il trasferimento della forza lavoro in esubero nel settore militare.
Il rapporto conclude che, per riequilibrare il sistema economico in
crisi per la perdita di produttività e occupazione dell’industria militare,
occorre favorire politiche di “conversione/riconversione”[1] verso il civile
e precisamente tramite finanziamenti alla ricerca, investimenti per la
riorganizzazione degli impianti, diffusione delle invenzioni e delle
informazioni sui mercati. Il tutto viene visto come "politiche di
investimento" per
accrescere la produzione civile e quindi aumentare il prodotto interno.
[1] Università Cattolica, GSAD - gruppo di studio su Armi e Disarmo, (1996). |
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