Il dividendo per la pace

Con la fine del Patto di Varsavia e il disgregarsi dell’Unione Sovietica, le cause per sostenere, nei paesi aderenti alla NATO, una elevata percentuale di risorse investite negli eserciti e negli armamenti perde la sua principale motivazione. In questo contesto, è realisticamente possibile supporre una riduzione significativa della spesa pubblica militare. 

Questo processo di possibile riduzione della spesa per il settore militare è chiamato “peace dividend”[1], il dividendo per la pace

Dopo enormi investimenti in risorse umane e monetarie a sostegno di decenni di guerra fredda si pensa, con la fine dell’URSS, di incassare un dividendo per la pace.  In alcuni paesi la diminuzione delle spese per le forze armate fu realmente significativa, vale a dire per gli USA, la Germania appena unificata, la Gran Bretagna e la Spagna. Per quel che riguarda gli USA, la riduzione della spesa militare in termini monetari per il periodo 1983-1993 non è così elevata; occorre infatti considerare la variazione di spesa rispetto al PIL per si vedere un calo dell’1,5% nei primi anni novanta. Altri paesi non diminuirono in modo significativo le spese per il settore militare, fra questi Francia e Italia.



[1] Gleditsch, Nils P. - Bjerkholt, Olav - Cappelen, Ådne - Smith Ron P - Dunne, J. Paul, (1996) (a cura di), The Peace Dividend, Amsterdam, Elsevier Science B.V.


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ultimo aggiornamento19 luglio 2006

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