Breve storia dell’industria militare italiana dalla seconda guerra mondiale fino agli anni ‘90

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“Campione Nazionale”

Nel 1987 l’industria degli armamenti italiana occupava 80.000 addetti[1] , pari all’1,6% dell’occupazione industriale totale, con un fatturato pari al prodotto interno lordo dello 0,5%[2]. La crisi trova impreparata l’industria militare italiana la quale inizia un processo di radicale trasformazione. Questo mutamento ha due caratteristiche:

   i)     concentrazione della proprietà

  ii)     ampliamento del settore pubblico

L’attore pubblico principale è FINMECCANICA (IRI) che, sin dagli anni ’70, inizia una serie di acquisizioni e fusioni che la portano su posizioni di monopolio in diversi settori quali: aerospaziale, elettronico e telecomunicazioni, cantieristico e nel meccanico in alleanza con FIAT[3]. L’altro attore pubblico, l’EFIM, spesso antagonista di FINMECCANICA nei decenni precedenti, è investito da una grave crisi finanziaria che lo porterà alla liquidazione. Tramite alcune complesse operazioni finanziarie e legislative, FINMECCANICA acquisisce le società EFIM, e si ritrova in una posizione di quasi monopolio delle attività dell’industria militare italiana[4]. Alla fine del 1992 FINMECCANICA controlla il 75% della produzione con il 70% degli addetti[5]. Così alla fine si prospetta quel “campione nazionale” sul modello francese di una base industriale pubblica che controlla la produzione degli armamenti nazionale. Va subito precisato che l’aggregarsi attorno a FINMECCANICA della quasi totalità della produzione militare, a detta di tutti gli osservatori, è dovuto di un lento processo dovuto a fatti episodici e non frutto di una precisa volontà di politica economica o industriale.  



[1] Gobbo, Fabio – Bianchi, Patrizio – Bellini, Nicola – Utili, Gabriella (1990), L’industria italiana degli armamenti: Rapporto di ricerca, CeMiSS, Rivista Militare, Roma, Società poligrafica editrice.

[2] Secondo Viesti gli addetti dell’industria italiana per la difesa ammontavano approssimativamente a 54.000 addetti  per un fatturato di circa 8.000 miliardi di lire (1988).

[3] S. Parazzini, (1996).

[4] Ibidem.

[5] F. Onida – G. Viesti, (1996).

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ultimo aggiornamento 16 luglio  2006

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