Breve storia dell’industria militare italiana dalla seconda guerra mondiale fino agli anni ‘90

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Costruzione su licenza: riparte l’industria bellica

La definizione di Battistelli di questo periodo di transizione è indicata con il passaggio dalla dipendenza assoluta (1949-56) alla dipendenza articolata (1956-68)[1] dagli Stati Uniti. Se il primo periodo di dipendenza assoluta fu caratterizzato dalla “semplice ricezione del materiale ceduto dagli USA”, il secondo periodo vide un “tentativo di collegamento politico-industriale” con la Gran Bretagna, per poi operare in produzioni su licenza estera esclusivamente con aziende USA.

Negli anni ’50, l’assetto proprietario dell’industria militare italiana si può inquadrare in pochi grandi gruppi privati che controllano la quasi totalità delle aziende. Unica eccezione rilevante è l’industria elettronica militare che ha una partecipazione di solo capitale estero, mentre il ruolo della proprietà pubblica, con EFIM e FINMECCANICA[2], rimane ai margini in quanto controlla poche aziende che, per la natura dei beni prodotti, non poterono essere riconvertite alla produzione civile nell’immediato dopoguerra.




[1] Battistelli, Fabrizio (1980), Armi: nuovo modello di sviluppo? L’industria militare in Italia, Torino, Giulio Einaudi editore, p. 128.

[2] FINMECCANICA nasce nel dicembre del 1947 in ambito IRI con il compito di coordinare l’azione delle industrie meccaniche e cantieristiche a partecipazione statale. L’IRI a sua volta fu istituito nel 1933 per la ricostruzione industriale a seguito dalla crisi mondiale succeduta al crollo di Wall Street del 1929.

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ultimo aggiornamento 15 luglio  2006

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