Breve storia dell’industria militare italiana dalla seconda guerra mondiale fino agli anni ‘90

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Crollo export

Il crollo delle esportazioni di materiale militare italiano alla fine degli anni ’80 è dovuto a molteplici fattori, tra i principali[1]:

o        domanda mondiale di armamenti in diminuzione nella seconda metà degli anni ’80;

o       calo della domanda mondiale, più accentuato nei paesi in via di sviluppo a causa dell’aumento dell’indebitamento con l’estero e dell’accesso al credito internazionale più difficile;

o       scarsa competitività dell’industria italiana;

o       scarsa specializzazione.

o       dipendenza tecnologica dall’estero (USA);

o       legge n.185 del 1990 che per la prima volta disciplinò le autorizzazioni alle esportazioni militari (sebbene alcuni autori non individuano impatti reali della legge sull’export)[2].

Per avere un riferimento quantitativo, in cinque anni dal 1982 al 1987, le esportazioni italiane di armi calarono di oltre il 70%[3], quindi si può affermare che vi fu un crollo dell’export alla fine degli anni ’80.



[1]Onida, Fabrizio – Viesti, Gianfranco (1996) (a cura di), L’industria della difesa. L’Italia nel quadro internazionale, CeMISS, Milano, FrancoAngeli.

[2] Università Cattolica, GSAD - gruppo di studio su Armi e Disarmo (1996), L’industria militare lombarda negli anni ’90: tendenze, prospettive e ruolo della politica economica. Rapporto finale per l’Agenzia regionale per la riconversione dell’industria bellica, Milano, 16 luglio 1996.

[3] SIPRI, Sipri Yearbook 1991, http: www.sipri.se.


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ultimo aggiornamento 15 luglio  2006

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