Breve storia dell’industria militare italiana dalla seconda guerra mondiale fino agli anni ‘90

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Le caratteristiche dell’industria bellica negli anni ’90

A conclusione di questo breve riassunto storico dell’industria militare italiana, affronteremo la tematica relativa alle caratteristiche dell’industria degli armamenti. Questa è correlata alla problematica della riconversione, in quanto solo conoscendo le caratteristiche dell’industria, si possono capire quali sono le difficoltà di una politica di riconversione industriale.

Per lo studio dell’UCPMA[1] l’industria della difesa è “un comparto anomalo”, i  singoli prodotti sono “compositi”[2] di molti settori quali: chimica, meccanica, elettronica, cantieristica navale, aerospaziale. I singoli elementi che compongono il prodotto finale sono forniti da industrie che appartengono a differenti settori rintracciabili anche in diverse nazioni.

Nel comparto dell’industria bellica vi sono molte imprese caratterizzate da una elevatissima specializzazione nella produzione di singole parti, con la conseguenza che non esistono di fatto aziende in grado di garantire l’intero ciclo produttivo.

Sotto il profilo organizzativo la produzione del settore bellico è configurabile in tre parti[3]:

o       Imprese capo-commessa, che si aggiudicano la commessa e che possono avere funzioni di integrazione dei sistemi d’arma.

o       Imprese fornitrici di sottosistemi particolari.

o       Imprese produttrici di componenti.

 

Le aziende italiane operano in massima parte su commesse pubbliche e, in seconda istanza, su commesse derivanti dai trattati di cooperazione internazionale. I trattati sono stipulati dai governi ai massimi livelli. Le commesse internazionali sono il risultato di una compensazione o off-set[4] fra gli Stati che attuano la cooperazione. La compensazione è una procedura di ripartizione proporzionale dell’investimento di un singolo stato sul totale delle commesse ottenute per la propria industria nazionale a produzione militare.

Le commesse pubbliche non sono regolari negli anni, e le aziende per superare le crisi ricorrenti, hanno nel tempo usufruito di numerosi contributi pubblici volti a favorire la loro stessa sopravvivenza. Vincoli al bilancio pubblico e tentativi di introduzione della concorrenza fra imprese hanno stimolato queste ultime a ricercare nel mercato civile una possibilità di politica industriale anticiclica.



[1]Ufficio di Coordinamento della Produzione di Materiali di Armamento, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

[2] Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento (1996), Riconversione, diversificazione ed ampliamento produttivo delle imprese militari, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, p. 118.

[3] M. Pianta – G. Perani, (1991), p. 39.

[4] Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento, (1996).


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ultimo aggiornamento 16 luglio  2006

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