Breve storia dell’industria militare italiana dalla seconda guerra mondiale fino agli anni ‘90

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Riarmo: ricostruzione delle Forze Armate Italiane con equipaggiamenti gratuiti

L’industria militare italiana alla fine della Seconda Guerra Mondiale esce distrutta[1] dagli avvenimenti bellici. La forte limitazione al riarmo delle forze armate italiane, imposti dai vincoli del trattato di pace del 1947, deprime qualunque ipotesi di rinascita dell’industria bellica nazionale. La situazione non cambia nemmeno dopo l’adesione dell’Italia alla NATO avvenuta nel 1949. Sebbene decadano tutti i vincoli sulle forze armate italiane, il riarmo avviene grazie ad un flusso consistente di armi dagli USA, rifornimenti sostanzialmente gratuiti[2], che continuano fino alla prima metà degli anni ’50. Solo dopo il 1958 parte della produzione militare USA è trasferita in Europa.

Sebbene vari autori non concordino completamente, si può affermare che l’inizio delle attività industriali italiane a scopi militari coincide con la manutenzione e l’assistenza tecnica del materiale inviato gratuitamente da oltre Atlantico. In questa fase il settore aeronautico fu il più penalizzato poiché, anche per la manutenzione e l’aggiornamento del materiale bellico delle forze armate nazionali, l’industria aeronautica italiana rimase totalmente esclusa[3].



[1] Parazzini, Sergio S. (1996), Le trasformazioni dell’industria militare europea. Le politiche industriali per la ristrutturazione, Milano, Giuffrè.

[2] Sherman cit. in Parazzini (1996).

[3] Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, Relazione Caron, 1970, cit. in Battistelli (1980).


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ultimo aggiornamento 15 luglio  2006

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